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Newsletter n. 1

Cari Amici,

qualche notizia e qualche Link da Interculture International e dalla scuola etno-sistemico-narrativa di Roma.

1. Innanzi tutto segnaliamo la partenza del primo corso annuale di pratiche e terapie interculturali. Il primo modulo residenziale ha radunato a metà febbraio 25 allievi a Città di Castello. Ci siamo confrontati con una serie di pratiche e situazioni volte a rispecchiare le dinamiche proprie dello spaesamento identitario che il processo migrante mette in gioco. In particolare il laboratorio creativo delle maschere ha rappresentato un momento di confronto fra mondo interno e mondo esterno  e un'esplorazione dei malintesi fertili che possono nascere quando la comunicazione e' tutta da inventare.

Strumenti come la Social Dreaming Matrix e il disegno speculare progressivo hanno permesso di sperimentare in qualche misura dinamiche gruppali e di 'matrice' che hanno facilitato la comunicazione delle storie di vita dei partecipanti e l'ascolto delle risonanze complesse di queste nostre esperienze con le storie sommerse e 'indicibili' degli altri.

2. E' in libreria l'attesa ri-edizione aggiornata, in una prospettiva etno-sistemico-narrativa, di "Vite Altrove, Migrazione e disagio psichico", testo di Natale Losi, con il quale prende avvio la collana "Radici e Labirinti". Immagine_1

Radici e labirinti è la nuova collana che Borla Editore ha avviato insieme alla Scuola di Psicoterapia Etno-Sistemico-Narrativa di Roma ed Interculture International Foundation. La collana vuole contribuire a promuovere un pensiero tondo, della diversità, dell'erranza e della traccia, frutto dei contributi di diverse discipline, che costruiscono insieme strumenti adeguati a leggere/interpretare una realtà sociale e culturale profondamente mutata difficilmente comprensibile nei limiti delle vecchie categorie disciplinari. Il focus della collana sarà una riflessione aperta sul lavoro psicoterapeutico necessario per affrontare il disagio individuale e collettivo nella realtà odierna, che Edouard Glissant, con una felice espressione, chiama “Tout Monde”, per mostrare quanto oggi le nostre produzioni, pur partendo da uno specifico luogo o sapere, siano necessariamente esposte alla presenza di un “tutto mondo”. Per “tutto mondo” la collana intende anche “tutte discipline”, non solo psicologie o psichiatrie, ma anche antropologie, storie, letterature … per contribuire a comporre un “tutto mondo” che ci aiuti a vivere nei labirinti dell'oggi.


3. Alicja ci segnala questa bella iniziativa: da giovedì 18 a domenica 21 marzo – ore 21.00 all’ITC Teatro di San Lazzaro Compagnia Multiculturale del Teatro dell’Argine

Di che paese è Madre Coraggio?
Ovvero del sopravivvere in tempo di crisi

di Nicola Bonazzi e Pietro Floridia
con  Alicja Borkowska, Lorenzo Cimmino, Javice Aimé, Idris Hussain, Mihail Lebeclenco, Victorine Mputu Liwoza, Sanam Naderi, Irina Puscas, Giulia Ventura, Xue Yao, Daniela Zambon Scarpari
regia    Nicola Bonazzi e Pietro Floridia

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Lo spettacolo

Madre Coraggio, la madre che decide di seguire la guerra come modo per fare affari, ma nel fare ciò perde ad uno ad uno i propri figli, è più che un personaggio: è una chiave di lettura formidabile per capire come l’individuo possa cambiare e corrompersi quando è alle prese con certe circostanze, quando la paura di perdere tutto diviene il sentimento dominante. A maggior ragione se il personaggio di Madre Coraggio è attraversato dagli sguardi, dalle riflessioni, dalle esperienze dei membri della Compagnia, che provengono dalle più diverse aree geografiche e culturali, dalle più diverse storie e condizioni: italiani, curdi, iraniani, moldavi, polacchi, brasiliani, cinesi, congolesi, camerunensi, molti dei quali giunti in Italia  proprio perché in fuga dalla guerra.

Per un teatro “multiculturale”

Nessun’altra forma artistica è così autenticamente collettiva come il teatro. Il teatro per sua natura vive dello scambio. Le dinamiche di creazione di uno spettacolo passano attraverso la pratica costante di apporto e scambio di ciascuno dei componenti secondo la propria storia, la propria cultura e il proprio talento. Questo comporta che, insieme, di giorno in giorno, si vada creando non solo lo spettacolo ma anche un gruppo, inteso come un luogo dove motivazioni diverse, storie diverse, competenze diverse e culture diverse si incontrano e percorrono una parte di cammino insieme arricchendosi l’un l’altra tramite un fare comune. E questo fare comune spesso consiste in un esercizio di abbattimento di muri: individuali, interpersonali, sociali e culturali. Del resto, la pratica teatrale impone proprio questo: calarsi in panni diversi dai propri, abbracciare un punto di vista “altro” rispetto al proprio, sviluppare un’attenzione verso i compagni anziché verso se stessi. In questo senso, il teatro è il contrario del muro, della divisione, del sospetto verso l’altro. Il teatro potrebbe essere un importante terreno di condivisione e di avvicinamento; dovrebbe e potrebbe essere nelle proprie pratiche e nelle proprie dinamiche un modello comportamentale di convivenza delle diversità individuali. In ragione di queste considerazioni, un gruppo teatrale i cui componenti vengano da paesi e da culture diverse possiede un potenziale, una ricchezza che nessuna compagnia monoculturale potrà mai avere, diventando un luogo di incontro di motivazioni e di culture differenti, unite da un lavoro comune e dalla ricerca di un’identità che abbia il volto di tutti quelli che ci lavorano dentro.

NB! Giovedì 18 recita sovrattitolata per non udenti. Per info e prenotazioni: ITC TEATRO DI SAN LAZZARO
Via Rimembranze 26, San Lazzaro di Savena (BO) 051.6270150 - www.itcteatro.it -  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

4. a proposito di teatro segnaliamo anche l'iniziativa delle scarlattine teatro (sito http://www.scarlattineteatro.it/) e il convegno 'le forme nuove del teatro"di cui trovate qualche notizia qui (http://www.triennale.it/index.php?id=1&tbl=0&idq=1030)

<http://www.tout-monde.com/index.html>

5. L'interfaccia terapeuta/poeta (narratore) è un tema vitale su cui contiamo lavorare anche in futuro. Per noi la lettura di Edouard Glissant è stata un'ispirazione: La sua visione della creolizzazione narrativa del mondo e' molto vicina alla sensibilita' etno-sistenico-narrativa. Ecco un breve brano di Glissant dal suo 'Philosophie de la relation': La storia delle umanità […] insegna che esse hanno fortemente contenuto la passione della scoperta con la folle urgenza del dominio. La conquista permetteva nella maggior parte dei casi di verificare le ipotesi del sapere. Scoprire i mondi e aprirne la verità, padroneggiare il mondo e assimilarlo a tutta la conoscenza nella sua potente generalità, andavano di pari passo per l’insieme delle nazioni in espansione. Da questo punto di vista le guerre tra vicini non erano tanto di conquista quanto di supremazia. L’assioma che ne deriva vuole che i conquistatori abbiano veramente desiderato conquistare solo ciò che non hanno riconosciuto. Le carte geografiche vuote e mute (terra incognita) li ipnotizzavano con il fantasma di un’antica unità delle terre. Allora la conquista non era considerata un’infamia, ogni scoperta godeva delle sue nobiltà. Ma da quando il mondo è stato percepito nella sua totalità, la passione di scoprire ha ceduto gradualmente il passo a un’altra esigenza indirizzata verso quella stessa totalità: vale a dire che oggi le sensibilità umane all’opera nell’estensione si sono rivelate sempre più instancabili nel considerare le parti non percepite, a sostenere che queste non sono meno vive nell’equilibrio del tutto, degli elementi più potenti ed evidenti che si possono percepire. Ciò sembra troppo semplice a dirsi, ma non vediamo più il mondo in modo rozzo e proiettivo: per esempio, come ieri, cinque continenti, quattro razze, parecchie grandi civilizzazioni, diversi peripli di scoperta e di conquista, un crescere regolare di conoscenze, un divenire più o meno prevedibile. Entriamo ora e al contrario in un infinito dettaglio, e ne percepiamo innanzi tutto la molteplicità che è inattesa e per noi non separabile e imprevedibile. Le venti civilizzazioni del passato compongono oggi un’infinità di culture. […]

Detto con altrettanta semplicità: non vi sono solo cinque continenti, vi sono arcipelaghi, un fiorire di mari, evidenti e nascosti, e i più segreti già ci emozionano. Non solo quattro razze, ma, oggi, incontri sorprendenti che aprivano sul grande largo. C’erano già, lo vediamo. Non vi sono solo le grandi civiltà, o meglio: la misura stessa di ciò che chiamiamo civiltà cede il passo all’intreccio di queste culture delle umanità, vicine e che si implicano a vicenda. Il dettaglio non è una descrizione che orienta, è una profondità poetica e allo stesso tempo un’estensione non misurabile. Queste dimensioni inestricabili e inattese delineano, prima ancora di definirla, la realtà o senso del tutto-mondo. 

6. Altri link interessanti: 

  • http://www.institut-anthropologie-clinique.com/
  • http://www.auditorium.com/eventi/4898219
  • http://www.azioninclementi.it/
  • http://pagesperso-orange.fr/geza.roheim/html/ctransfr.htm
  • http://www.ethnopsychologie.net/
  • http://www.p-s-f.com/psf/index.php
  • http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/SecoloIX270309.
  • hthttp://intercultura.ning.com/

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